Salita dello Scanuppia chiuso alle bici!!!





Alla c.a.
Sindaco Sig.ra Carmen Manfrini
Comune di Besenello

Via Degasperi, 5
Besenello


Gentile Sindaco,
ho appreso dai nostri giornali locali che il Comune di Besenello ha vietato con un’ordinanza di fine 2008 la ciclabilità della salita dello Scanuppia. Ho letto le motivazioni dal giornale e direttamente dalla Vostra delibera e mi unisco alle perplessità da molti espressa.

Non riesco a capire come sia possibile vietare l’accesso ad una strada alle biciclette a tutela delle autovetture. Sono sinceramente rammaricato da questa decisione e sorpreso di come abbiate deciso di andare contro corrente rispetto a tutte le altre amministrazioni pubbliche: mentre si incita l’uso della bicicletta, in questo caso viene posto un divieto a tutela del transito di autovetture.

Sono rimasto colpito anche dal successivo articolo pubblicato su l’Adige del 29 gennaio 2009 nel quale il consigliere ing. Fiorenzo Ceccato afferma “Un'altra cosa che non concepisco è che il sindaco abbia emesso l'ordinanza senza nemmeno accennare alla questione in consiglio. Non c'era tutta questa urgenza e l'atto unilaterale mi sembra sbagliato”, fatto che non conosco e di cui ne prendo solo atto.

Vorrei invece soffermarmi sulle motivazioni che hanno portato alla delibera, così come indicato nella stessa e dare una mia opinione in merito. Nella delibera si legge “RILEVATO infatti che la predetta strada presenta particolari caratteristiche del tracciato stradale caratterizzata da una accentuata pendenza (45%), da una carreggiata di larghezza assai ridotta, da un fondo in cemento, dalla tortuosità del percorso, nonché dalla pressoché totale assenza di banchine e dalla carenza di protezioni laterali verso le scarpate e che il tutto comporta un certo margine di rischio per i veicoli che vi transitano;”. A tale proposito vorrei dire che:
- la pendenza del 45% è presente solo sul raggio interno di alcuni tornati, la pendenza effettiva media è del 18%: in tali tornanti la strada naturalmente diventa leggermente più larga;
- la carreggiata di larghezza ridotta, il fondo in cemento e la tortuosità del percorso sono tipici di strade di montagna, come ce ne sono tante in Trentino ed alcune anche più strette e tortuose;
- la totale assenza di banchine e la carenza di protezioni laterali sono pure queste tipiche di molte realtà montane, ma per questo non sono state cancellate dalla mappa.

Andare in montagna espone le persone a dei pericoli, sia che siano escursionisti a piedi che su mountain bike, pensiamo ai rifugi di alta montagna o strade sterrate risalenti ai conflitti di inizio ‘900. Invece che valorizzare e condividere un'attrattiva che rende Besenello unico in Europa, la si vieta, la si nasconde, la si butta via...

Oltre a queste mie brevi riflessioni in merito, vorrei sapere se c’è la possibilità di realizzare tutti gli obiettivi:
- quello dei ciclisti, di percorrere una salita epica;
- quello dei residenti, di essere tranquilli che dietro ad un tornante non ci sarà alcun ciclista che annaspa nel salire, al più un gruppetto di persone a piedi (che faranno la stessa velocità degli eventuali ciclisti);
- quello del Comune, di aver regolamentato la strada.

Mi permetto di suggerire una possibile soluzione che potrebbe far convivere tutte le esigenze: si potrebbero individuare delle giornate nelle quali sia permessa la ciclabilità della strada in modo da poter condividere questo bene pubblico.

In allegato inserisco alcune lettere apparse sui quotidiani locali.

Colgo l’occasione per porgerle i miei più cordiali saluti, sperando di poter percorrere serenamente questa salita di nuovo.

Matteo


Lettera a l’Adige del 15 gennaio 2009

Vorrei rivolgermi al sindaco di Besenello. Ho visto con una stretta al cuore che la «Scanuppia» è stata chiusa alle biciclette. Sono uno di quelli che l'ha scoperta, e fatta, l'hanno scorso (prima dell'articolo sull'Adige non sapevo neanche che esistesse). Aggiungo la mia testimonianza su quanto sia unica l'esperienza di portare a termine quei chilometri durissimi, e di come, fatta una volta quella grande fatica, ti venga presto (non proprio subito) il desiderio di poterla ripetere. Dico «poterla», fare ancora, poiché tutto deve essere al meglio: allenamento, condizioni fisiche e motivazione. Parlo di ciclisti «normalmente dotati» non di atleti di alto livello e di «farla», pedalando dal primo all'ultimo metro, non trascinandosi avanti su e giù dalla bici tanto per poter raccontare di essere arrivato in cima. Certo comprendo il disagio di chi lì ha la casa, quando, sulle rampe più impegnative, trovano la strada occupata da uno o più di noi che avanziamo alla moviola magari caparbiamente ostinati a non voler metter giù piede per cedere il passo. La invito a cercare il modo di conciliare entrambe le esigenze, se possibile, magari consentendo il transito alle biciclette almeno parzialmente (un paio di mattine la settimana, per esempio).



Lettera a l’Adige del 15 gennaio 2009

Con una rete di oltre 400 chilometri di piste ciclabili «protette» e oltre un milione di passaggi l'anni, il Trentino si sta configurando come la più innovativa area italiana per le due ruote, e per il turismo e il tempo libero sano ed ecologico. Le piste ciclabili sono uno dei nostri fiori all'occhiello a livello europee, anche se ancora molto deve essere fatto, sia in termini di percorsi che di servizi, che di cultura della bicicletta e dell'accoglienza del turista delle due ruote. Anche noi abbiamo appreso (e dato notizia) con dispiacere del provvedimento deciso dal Comune di Besenello di chiusura alle biciclette della mitica «Scanuppia» per le proteste dei residenti. Vi sono comprensibili ragioni, anche di sicurezza, che stanno alla base della decisione, e la preoccupazione dell'amministrazione di doversi assumere delle responsabilità gravose. Ma la «Scanuppia» è ormai un simbolo di portata europea del Trentino «paradiso delle biciclette». Non si può lasciarla chiusa alle biciclette. E difatti il tam tam su internet è già cominciato, con sicure ricadute negative per chi l'aveva inserita come supremo trofeo della propria vacanza ciclistica in Trentino. L'appello è quindi che il Comune possa ritornare sui suoi passi, magari anche grazie ad un intervento provinciale di messa in sicurezza dei punti più delicati, o di affiancamento alla strada di un percorso ciclabile. Sarebbe veramente un peccato perdere la «Scanuppia» per sempre.



Lettera a l’Adige del 30 gennaio 2009

Premesso che concordo con l'esigenza di tutelare la sicurezza di tutti, residenti, autisti e ciclisti, e anche con la necessaria dovuta tutela dell'ambiente (ma non si capisce perché si al transito di 4x4, quad, motocross, ecc che sicuramente disturbano e impauriscono gli animali), ci sarebbe forse una soluzione che garantirebbe le priorità sopra menzionate e l'interesse dei ciclisti europei nonché lo sviluppo del turismo (controllato e sostenibile) della zona. Visto che la salita della Scanuppia è così popolare ed amata perché non farla diventare l'equivalente su due ruote della Trento Bondone? Con una cadenza da definirsi, (mensile per i tre mesi estivi, per esempio, quando ci sono più turisti, se una volta all'anno solo è troppo poco), il percorso potrebbe essere aperto ad un numero congruo e controllato di partecipanti che pagherebbero un costo di iscrizione estremamente contenuto, alla portata di tutti, e che partirebbero magari a distanza di un minuto in successione. La strada sarebbe chiusa al traffico per quel giorno (o pomeriggio) e i residenti in qualche modo indennizzati o ricompensati per il disagio. Credo che potrebbe diventare un appuntamento seguito, con le giuste attenzioni per l'ambiente e la sicurezza, e le conseguenti positive ricadute per il turismo locale e non. E non credo che i costi organizzativi e gestionali sarebbero impegnativi. E molto minori i disagi causati rispetto a lunghi tratti di strade provinciali e statali chiuse al traffico per le varie corse che regolarmente si svolgono in Trentino, e di cui in Europa nessuna parla.



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